Riallacciandosi ad una  tradizione tanto italiana quanto nordica che dal Seicento giunge fino al Novecento (per il quale basti il nome di Gregorio Sciltian), vari autori si son provati - ancora lungo gli anni ‘80-90 appena trascorsi, in una stagione epigona dell’iperrealismo - sul soggetto della Natura morta, Stilleben, Still Life, cercando la luce intima al frutto stesso, con alterni esiti tecnici e suggestivi.
Oggi, alla distanza di una ulteriore generazione, le proposte pittoriche di Giulia Riva, perseguite a lato del lavoro di grafico esperto, ci giungono in luci di cristallo sorgendo dalla magnifcenza del nero, lungo pazienti ore di pittura, non digitale, spese sul crinale sottile tra sapore della bellezza ed eleganza della metafora.
Alberto Crespi

 
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“Il caldo e il freddo” (1° premio alla IX Rassegna Artistica Martesana a Vaprio d’Adda - MI - 16-17 Maggio 2015)
Straordinaria opera iperrealista realizzata grazie al sapiente uso della luce e degli spazi. Il caldo e il freddo sono rappresentati come forte ed estremo contrasto dialettico e contenutistico, ma anche attraverso il chiaro e lo scuro, tra luce ed ombra, come la separazione tra il bene e il male nel quale l’uno non può esistere senza l’altro.
L’estremo realismo descrittivo appare così come linguaggio artistico particolarmente profondo e straordinariamente preciso come il genere pittorico impone. L’acuta osservazione della realtà dell’artista Giulia Riva esplode in tutta la sua forza espressiva consentendo alla tela di restituire un’immagine che entra nel cuore dello spettatore più attento fino a raggiungere l’anima.

Alberto Moioli

 
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“La vita e l’esperienza del vivere aiuta l’arte. Si conoscono musicisti che, profondamente formati da studi classici e sostenuti da una tecnica virtuosa, trovano gratificante attuazione artistica sia in applicazioni commerciali che in più specifici esercizi classici. E l’arte non viene meno. Anzi sembrerebbe che l’una aiuti l’altra cosa senza strani pruriti moralistici.
L’esperienza artistica di Giulia Riva sembra riflettere la medesima situazione nella sfera dell’arte figurativa. La sua creatività è messa al servizio anche nel cosiddetto commerciale senza che il valore della sua pittura risenta di qualche menomazione, anzi…La razionalità, la programmazione, la sintesi, la comunicazione, ebbene questi elementi distintivi che caratterizzano la sua attività professionale, nella sua pittura si traducono in valenze artistiche di non facile compimento: equilibrio, essenzialità, pulizia cromatica, originalità.
Lei stessa esprime un concetto della sua pittura quando scrive: “…Il dipinto diviene una superficie sospesa sulla quale le forme si soffermano, andando ad intrecciare fra loro nuovi e silenziosi dialoghi, talvolta inaspettati nei contenuti quanto nei significati. Quindi l’apparente precarietà della costruzione è in realtà una decostruzione, dissolta negli elementi della natura, dove “...ogni minimo oggetto è visto come il centro d’una rete di relazioni che il creativo non sa trattenersi dal seguire, moltiplicando i dettagli in modo che le sue esplorazioni diventano infinite....” (Italo Calvino).
Giulia Riva parte dalla pittura rivoluzionaria di Caravaggio che con la sua natura morta “canestro di frutta” lascia un’impronta innegabile non fosse altro che per l’idea di annullare la prospettiva, i fondi scuri delle opere di Giulia ci rimandano alla pittura fiamminga, ma il tono cromatico delle opere denunciano la sua matrice educativa e formativa avuta in quel di Bergamo a partire da certe tonalità tanto care a Baschenis.
Ma Giulia Riva ha mediato queste involontarie influenze traducendole in una pittura personale, figurativa a volte quasi iper-realistica di forte impatto. La sua non è una pittura “femminile”, “graziosa”, “interessante”, “carina”; è piuttosto la pittura che fa gridare le cose minime della quotidianità domestica. La pelle di una cipolla diventa tanto importante quanto l’incarnato di un nudo di Eugène Delacroix. L’esposizione equilibrata dei suoi pochi e semplici soggetti sembrano frammenti rubati alle complesse nature morte fiamminghe di P. Aertsen.
Una pittura moderna che non rinnega la tradizione e il rispetto che il pittore deve alla tecnica.
Sovente osservando tanta pittura contemporanea e dilagante, cosiddetta informale, viene il lecito dubbio che la superficialità tecnica esibita non sia altro che la manifesta insufficienza della corretta pratica pittorica.
Giulia Riva sa dipingere e non permette che il “brands”, il “corporate identity” e il “web”, cose che pure stima, corrompano e inquinino il suo lavoro di pittore.”
Giovanni Brambilla